Collegati più di ventiseimila studenti da tutta Italia per una riflessione collettiva sul drammatico tema di attualità: la guerra, i diritti umani e il ruolo della comunicazione per educare ad una cittadinanza attiva.
A guidare l’incontro, Veronica Pinelli e Francesco Arienzo capaci di accompagnare il giovane pubblico sui temi dei diversi interventi, legati da un filo comune: il valore della voce come strumento di consapevolezza e cambiamento.
Ed è stato proprio l’ex magistrato e ora noto scrittore Gianrico Carofiglio con la presentazione del suo ultimo libro “Accendere i fuochi. Manuale di lotta e gentilezza” ad invitare gli studenti a non accontentarsi di risposte semplici, ma dare forza alle parole, alle idee, alle passioni per cambiare il mondo e allenare il pensiero critico, attraverso il dubbio e l’errore.
“Date parole al dolore…” , come ben insegna Shakespeare, per sottolineare ancora di più, quanto sia importante nominare ciò che si prova e che crescere significa anche imparare ad accettare l’errore come parte del percorso e vivere anche i “fallimenti”.
Per dare poi ancora più forza su come opporsi alla negatività e in particolare alla guerra,sul palco di casa Emergency, l’intervento di Mario Soldaini che senza supporti visivi o artifici tecnici ha tenuto l’attenzione degli studenti, facendo leva proprio sul valore della parola e dell’ascolto, raccontando come, di fronte alle notizie provenienti da Gaza, abbia scelto di non restare spettatore.
Come? Costruendo insieme ad altri ragazzi una rete di contatti con poeti palestinesi, utilizzando i social per dare spazio alle loro voci. La poesia allora , diventa valore civile che può diventare rifugio, identità e memoria quando tutto il resto intorno viene distrutto.
Ed è proprio questo uno degli insegnamenti della mattinata: il senso della letteratura oggi, non interesse per pochi eletti, ma uno strumento di osservazione e indagine che costringe a guardare la realtà e a prendere posizione.
Un invito, implicito ma chiaro, a non restare fermi, ma a muoversi anche e soprattutto con le parole, è venuto dall’intervento della giovane Emma Ruzzon che con ”un sensazionale discorso“ agli accademici della sua facoltà, ha dimostrato come le parole possano avere un effetto e un impatto sulla società.
Di grande impatto è stato infine l’intervento del dottor Giorgio Monti, che ha condiviso la propria esperienza come medico nei contesti di guerra, offrendo al giovane pubblico una testimonianza diretta e senza filtri.
A completare il quadro della mattinata, l’intervento conclusivo di Simonetta Gola, direttrice della comunicazione di Emergency dal 2012. che ha evidenziato di come il ruolo della comunicazione sia fondamentale per trasformare le storie individuali in consapevolezza collettiva e costruire una cultura di pace.
L’evento si è rivelato molto più di un incontro: un vero spazio di riflessione, in cui gli studenti non solo hanno ascoltato, ma hanno iniziato a interrogarsi…e quando gli è stato dato spazio per intervenire, il silenzio non è stato disinteresse, ma — come spesso accade nelle esperienze più intense — raccolta di idee e parole che sembravano improvvisamente insufficienti.
Per la nostra scuola partecipare a momenti come quello di oggi, significa non solo offrire agli studenti strumenti per leggere il presente con maggiore consapevolezza , ma anche per riconoscersi come parte attiva della realtà.
In un tempo in cui il rischio è parlare molto e capire poco, incontri così evidenziano ancora di più un aspetto essenziale: la voce ha valore se trova le parole per esprimere emozioni, legami e creare ponti che davvero possano contribuire a costruire la pace.
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